Gli oli essenziali rappresentano i principi odoriferi di moltissime piante, o parti di esse. Sono costituiti da miscele complesse di sostanze organiche oleose, per lo più volatili, di costituzione chimica diversa (aldeidi, chetoni, alcoli, fenoli, terpeni, sesquiterpeni, esteri, lattoni, eteri…) localizzate in particolari tessuti del vegetale. Gli oli essenziali sono dentro il grande capitolo della Fitoterapia, poichè è a partire dalle piante che essi vengono realizzati seguendo vari precessi di estrazione. La loro storia inizia e riporta all’antico Egitto dove la medicina, la farmacia e la profumeria erano scienze poste sotto la protezione di Horus, 4500 anni prima di Cristo. Attraversando epoche, culture e geografie comprendiamo che gli oli essenziali sono sempre stati alla base dell’interazione con la salute fisica, psichica e spirituale dell’essere umano.
Arriviamo ad epoche più recenti, intorno aglli anni 40’ con Jean Valnet e altri ricercatori poi (Duraffourd, d’Hervincourt, Lapraz, Franchomme) a trovare testi che scrivono sull’argomento segnando il passaggio dall’aromaterapia empirica all’era moderna e ad una aromaterapia scientifica.
Riporto un breve testo del dr. Leonardo Paoluzzi, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente, medico e massimo esperto in Italia nell’uso ed utilizzo degli oli essenziali in medicina.
Congresso del Sifit (Società Italiana di Fitoterapia), 2010 Boario Terme (Brescia)
“L’uso degli oli essenziali attraverso la loro energetica”
Quello che presentai si ispirava direttamente alla Società Francese di Fitoaromaterapia di Duraffourd, d’Hervincourt, Lapraz, allievi del Maestro Jean Valnet. Questa relazione aveva la particolarità, rispetto alle altre, di considerare l’uso degli oli essenziali a partire dalla valutazione del terreno psicobiologico ed emozionale individuale, terreno che veniva determinato attraverso un bilancio globale, permettendo di classificare i vari soggetti secondo la loro reattività neuroendocrina, quindi vagale o simpatica.Tutto questo si sposava magnificamente con quelli che erano stati i miei studi di Medicina Tradizionale Cinese, iniziati nel 1976, che prendevano in considerazione l’individuo non in base ai suoi organi presi e valutati isolatamente, anatomicamente, ma inseriti in un contesto globale, secondo un criterio complessivo e olistico, quindi energetico. Pertanto l’olio essenziale veniva considerato non soltanto per i suoi contenuti chimici analizzati e valutati singolarmente ma come fitocomplesso, all’interno del complesso vegetale. la cui risultante veniva espressa in termini energetici ed informazionali.
Con tali premesse veniva cambiato il paradigma, non più sito recettoriale ma informazionale in grado di agire direttamente a livello globale attraverso centri nervosi superiori, modulatori di risposte appunto, neuroendocrine ed immunitarie, poichè la stimolazione va ad attivare una cascata biologica ben precisa (vago-simpatico).
La visione olistica dell’uomo porta con sé la relazione esistente fra diversi organi ed apparati con rimando importante alla cura non solo della parte anatomica che presenta i disturbi, ma dell’organismo in tutta la sua interezza. Un esempio per tutti: la stretta relazione clinica tra pelle ed intestino, tra pelle e sistema nervoso, tra pelle e apparato respiratorio e così via. Nel 2008 avevo già scitto un volume importante ed innovativo dal titolo “Phytos Olea- Sull’uso degli oli essenziali” in cui si presentava una materia medica, non certamente esaustiva, di 48 oli essenziali, studiati e clinicamente usati secondo il criterio del terreno PNEI e 39 oli vegetali, complemento necessario per l’uso corretto dei primi.
Alcuni anni dopo, nel 2012 venivo chiamato dal Direttore dell’Ospedale di Bibbiena (AR), nel Casentino, per parlare delle possibilità dell’uso egli oli essenziali in sala parto per favorire sia la parte fisica che psichica della neomamma per un migliore espletamento del parto e fare così in modo che la paziente non andasse incontro a estenuanti ore di travaglio, lacerazioni perineali, interventi di episiotomia o ancor peggio ad un parto cesareo (si vedano i numerosi lavori nelle nursery di Londra).
In concreto
Le prime diapositive della mia relazione mettevano in evidenza che gli oli essenziali potevano essere usalti secondo due vie distinte: una via chimica ed una via energetica, incentrate su quattro campi d’azione diversi: l’infettivo, il percutaneo, lo psichico e il digestivo, scegliendo di volta in volta la miglior via di somministrazione. Ma siccome alla fine, al di là della via usata e del campo da trattare tutto arriva nel sangue e da lì alla struttura limbica (amigdala, ippocampo,…) responsabile delle nostre emozioni e della risposta neuro ormonale ed immunitaria, ritengo che la via preferenziale di somministrazione sia quella inalatoria/olfattiva (olfattoterapia), relegando le altre in un secondo piano.
Da allora è passato del tempo prima che si pensasse ad una società scientifica dedicata al tema degli oli essenziali di cui sono stato uno dei fondatori e il responsabile per l’Umbria e le Marche. Oggi si parla sempre più di oli essenziali e mi auguro che in futuro la materia e il suo impegno in medicina diventi quotidiana, permettendo così di evitare l’uso sconsiderato che si fà di sostanze chimiche di sintesi che spesso e sempre più creano resistenza nel campo della terapia antibiotica e che poco o nulla fanno nelle malattie del sistema nervoso.
Leonardo Paoluzzi “Aromaterapia: ieri-oggi-domani” Istituto Superiore di Ricerca in Medicina Tradizionale e Antropologica. Ed. Morphea 2019
RETI DI MEMORIA OLFATTIVA: DALL’APPRENDIMENTO EMOTIVO AI COMPORTAMENTI SOCIALI
Gli odori hanno un forte impatto sulle emozioni e sulla memoria grazie alla loro connessione diretta con il sistema limbico, bypassando il talamo. Questo conferisce all’olfatto un’influenza unica sull’umore, sull’apprendimento e sulle interazioni sociali. L’olfatto è cruciale per la sopravvivenza, permettendo il riconoscimento di predatori, cibo e partner sociali. Il ruolo degli odori è altamente conservato tra le specie e si sviluppa precocemente. Grazie alla struttura simile del sistema olfattivo nei mammiferi, è un modello ideale per studiare il comportamento e i meccanismi neurali. Il cervello limbico occupa un ruolo centrale nella regolazione delle emozioni e dei comportamenti, come descritto dalla teoria del “Cervello Triunico” di Paul D. MacLean. Esso funge da collegamento tra il cervello rettile, responsabile degli istinti primari, e il cervello corticale, sede del pensiero complesso.
Le principali strutture del cervello limbico includono:
• L’amigdala, coinvolta nelle risposte emotive, soprattutto nella paura e nella memoria emozionale.
• L’ippocampo, essenziale per la memoria e l’apprendimento.
• La corteccia cingolata, che regola le emozioni, lo stress e il dolore.
• Il talamo, che trasmette le informazioni sensoriali alle regioni emotive.
• Il tegmento ventrale, parte del sistema di ricompensa, regolando piacere e motivazione.
La ricerca è suddivisa in cinque aree:
1. Memoria e percezione olfattiva umana: Gli esperti dimostrano un’attivazione cerebrale specifica. L’olfatto è cruciale nella memoria episodica e nella percezione della minaccia. È possibile migliorare la discriminazione olfattiva con l’apprendimento.
2. Preferenze e avversioni agli odori: Gli odori possono essere condizionati. L’obesità influenza la sensibilità olfattiva. Il sistema orexinergico modula la percezione degli odori legati al cibo.
3. Odori e comportamento sociale: L’olfatto è essenziale per il riconoscimento madre-figlio, l’apprendimento sociale e la trasmissione delle preferenze alimentari. Gli odori dei predatori evocano risposte di paura, influenzate dalla serotonina.
4. Olfatto e sniffing: L’olfatto è strettamente legato alla respirazione. Il comportamento di sniffing varia in base al contesto e alla piacevolezza degli odori. Lo sniffing aiuta nell’esplorazione e nella percezione degli odori, che possono evocare ricordi emotivi e influenzare stati d’animo. Il sistema olfattivo è plastico: l’esperienza può modificarne sensibilità e associazioni, con effetti di breve o lungo termine.
5. Memoria olfattiva: L’olfatto è coinvolto nei processi di memoria. Il sonno aiuta a consolidare i ricordi olfattivi e il cervello può associare odori a contesti visivi. Gli studi dimostrano l’importanza dell’olfatto per emozioni, apprendimento e comportamento sociale, con potenziali applicazioni in ambito clinico e terapeutico.
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